Roma spinge l'Italia d'EuropaDomani al Palalottomatica gli azzurri debuttano nella manifestazione continentale che li vede favoriti con Serbia e Russia. Il c.t. Montali: "Il podio è l'obiettivo minimo" MILANO, 2 settembre 2005 – Ci siamo, è arrivata l'ora dell'Europeo. Un Europeo da cui ci aspettiamo tantissimo, visto che lo organizziamo noi, seppure in comproprietà con la Serbia. Per questo campionato continentale numero 24 si va infatti a sperimentare una formula transnazionale: con la prima fase divisa in due tra Roma e Belgrado. Ma poi per il gran finale ci si trasferisce tutti da noi, al vecchio PalaEur oggi rinominato Palalottomatica. Impianto che, quando si parla di nazionale, rievoca in ogni appassionato di volley l'incredibile volo del Gabbiano d'Argento di Carmelo Pittera: l'Italia che nel Mondiale organizzato in casa nel 1978 centrò un'incredibile medaglia d'argento facendo innamorare il Paese intero. Quegli azzurri persero solo in finale, inchinandosi ad un’Urss all'epoca davvero insuperabile. Il loro capolavoro fu la semifinale contro Cuba, prima della quale il c.t. Pittera pronunciò la frase forse più celebre della nostra pallavolo: "Per vincere oggi due più due deve fare cinque". Ebbene, quel giorno la matematica andò a farsi benedire. Da domani (ma l'altro girone a Belgardo comincia già oggi con Grecia-Olanda, Francia-Repubblica Ceca e Spagna-Serbia) Montali non avrà bisogno di questi paradossi per fare risultato. La sua Italia non è un'outsider come quella di 27 anni fa, anzi insieme a Serbia e Russia si divide il pronostico. Il che non significa che sarà facile, tutt'altro. Per via della pressione di giocare in casa, certamente. Ma soprattutto perché sarà da verificare la personalità di questo gruppo che si trova ad una svolta davvero storica, così come tutta la pallavolo italiana. Per la prima volta non c'è più nessuno dei Fenomeni, dei campioni che a partire dall'Europeo del 1989 hanno fatto grande la nostra nazionale. Gli ultimi usciti dal gruppo sono Meoni, Sartoretti, Papi e soprattutto l'immenso Giani che ancora ieri non ha resistito ed è arrivato a Roma a fare l'«in bocca al lupo» ai giovani compagni. Dei campioni del Mondo del 1998 sono rimasti solo Alessandro Fei che a quel torneo in Giappone era il 12° ed aveva solo 20 anni, e Mirko Corsano, all’epoca appena entrato nel gruppo dei fenomeni dopo che era stato introdotto il suo ruolo di libero. Proprio loro, Fei riconvertito opposto, e Corsano libero, dovranno essere le guide di questa nuova nazionale. Insieme al capitano e regista, Valerio Vermiglio. I martelli su cui si appoggerà in banda saranno Cisolla e Cenic, i centrali Mastrangelo e Tencati. In panca Savani (preferito a Zlatanov tra arroventate polemiche), il praticamente esordiente Paparoni, Lasko, Cozzi e Sintini. "E' la squadra più forte che si potesse fare senza più i vecchi fenomeni", garantisce Montali. Che aggiunge: "Su di loro sono pronto a scommettere; forse non sono ancora pronti al meglio delle loro potenzialità, ma nel giro di un paio d'anni saranno la squadra da battere". Aspettare però non si può. Lo stesso c.t. riconosce che "il podio è l'obiettivo minimo". Impresa non facile, perché la Serbia e la Russia sono davvero temibili, così come la Polonia di Lozano. Mentre tutte le altre, Francia in testa, sono in grado di vincere contro qualsiasi avversario, specie in gara secca. Domani dunque si comincia. Per noi c’è il Portogallo, i cui giocatori hanno scoperto in massa il nostro campionato giusto lo sorso anno. Poi avremo in sequenza la non irresistibile Ucraina, una Polonia fisicamente fortissima, l’abbordabile Croazia e la nostra principale rivale del girone, la Russia. Se saremo in una delle due prime posizioni di classifica del girone, sabato 10 giocheremo la semifinale. E domenica 11 una finale, si spera quella per l'oro. di Mario Salvini fonte: Gazzetta |
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